Don Giovanni al Sinodo diocesano del 1950

Ricordo
di un Amico

di Domenico Adducchio

          Non parlero del prete, del parroco o del monsignor Giovanni Russo.
          Preferisco parlare del cittadino, dell'amico e del compagno di studio. Parlo dell'uomo che ho avuto la fortuna di conoscere fin da quando, insieme, si era sui banchi di scuola.
          Mi si presenta ancora, dinanzi agli occhi, la scena a Trivento, dei sette banchi mono-posto di una strana quinta elementare. Strana perche per la prima volta funzionante in quell'Istituto e frequentata da sette ragazzi provenienti da vari paesi del Molise.
          Eravamo li, l'uno a fianco dell'altro, sprovveduti e timidi anche se tutti, nell'istituto, ironicamente, ci avevano immortalati e ci chiamavano "i sette sapienti".
          Giovanni era uno dei sette. Forse il piu ricercato per la sua vivace semplicita e schiettezza. Ricordo certe accanite partite di pallavolo. Era brutto averlo avversario. Le sue forti sberle alla palla piegavano le mani di chi cercava di controllarla. Ma tra i banchi di scuola si respirava altra aria.
          Ricordo un preciso episodio che passo, alle allegre cronache di tutto il seminario.
          Si era in prima ginnasiale, alle prese con il prime approccio con la grammatica latina. Giovanni era stato chiamato, a fianco della cattedra del professore, per essere interrogato sul verbo sum e i suoi composti.
          Ricordo la sofferenza del ragazzo che rispondeva con una certa fatica alle domande. Ma ci fu un momento nel quale scoppio, un generale scroscio di risate anche da parte del professore.
          Giovanni, come era solito quando non ricordava bene, batteva col pollice della mano destra sul palmo di quella sinistra, ritmando, un po stentatamente, la risposta nello sforzo di ricordare:
            "De... de... desum; su... su... subsum". E cosi via. Doveva dire “prosum”, ma come al solito, stava sforzandosi: "Pro... pro..." quando quel malandrino di Lombardi, dal primo banco suggeri, a bassa voce "...sciutto". E Giovanni, d'istinto: "Prosciutto!"
            Cosi, insieme, per ben sette anni, abbiamo condiviso ii crescere e lo svilupparsi della prima fanciullezza, nell'innocenza, nell'allegria e nella spensieratezza di giorni vissuti in tranquillita e sicurezza.
            Poi le nostre strade si divisero. Io volli affrontare un ben diverso mondo e lasciai i miei compagni di classe, per indossare, poco dopo, la divisa militare.
            Ma, tra me che ero e sono di Duronia e Giovanni che era di Frosolone, I'incontro doveva continuare.
            Che sorpresa, quando, ormai, uomo maturo, me lo ritrovai a Duronia apprezzato parroco del mio paese.
            Rividi subito il sorriso e lo sguardo complice del compagno di classe.
            L'amicizia crebbe e fu genuina. Come non potevo collaborare in certe sue splendide iniziative. Nacque cosi l'impegno di una speciale, paesana, cronaca sul bollettino parrocchiale, prima voce di stampa, circolante fra i Duroniesi vicini e lontani.
            Vedevo che anche lui si divertiva alle mie chiacchierate in "vetrina duroniese" sul suo giornalino. Ed io restavo sempre piu ammirato alle sue iniziative straordinarie. Ricordo quando affronto, il problema della ricostruzione della chiesa di piazza S. Rocco. Quale fu la meraviglia per me, nel constatare che Giovanni era riuscito ad ottenere il consenso di tutti i proprietari delle case e dei terreni situati nello spazio nel quale doveva, poi, sorgere l'attuale chiesa di piazza S. Rocco. Ne ero coinvolto in prima persona, perche mio padre possedeva una casetta attaccata alla roccia e con terreno antistante, mio segreto rifugio per i giuochi infantili.
            Cosi Giovanni regalo, a Duronia l'attuale, completamente nuova, chiesa di piazza S. Rocco. Ne ebbe di coraggio, d'iniziativa di lavoro per raggiungere quell'obiettivo e rendere, cosi, anche piu accogliente la piazza!
            Ma l'attivita concreta di Giovanni non si fermo qui. Quale no fu, per me che avevo svolto l'attivita di insegnante nella scuola elementare di Duronia, la sorpresa nel constatare che l'amico Giovanni era riuscito ad aprire una scuola materna. Mai in Duronia aveva funzionato una scuola materna. Ma le sorprese non finirono qui!
            La carica e l'energia, dell'uomo Giovanni, certamente, venivano attinte da una spiritualita e da profonda fede che solo davano la spinta ad agire e realizzare opere di rilievo.
            Non era il comune parroco, preso solo dalla quotidianita della sua lodevole, spirituale missione sacerdotale. Andava oltre!
            Nacque cosi, la concretezza dell'aiuto agli anziani e al piu piccoli: sorse la casa degli anziani con annessa scuola materna. La costruzione, la sistemazione, l'arredamento, l'organizzazione ed il funzionamento di quella che a Duronia chiamano casa di riposo per anziani e forse il regalo piu prezioso ed indiscusso che Giovanni ha saputo dare a Duronia. E tale regalo porto, altresi, la preziosa presenza di suore che, con umilta, modestia e abnegazione, ancor oggi, continuano l'opera di assistenza e sostegno agli ospiti della casa. Ricordo anche il viaggio di Giovanni in America tra i Duroniesi emigrati. Egli porto a tanti, malati di nostalgia per il paesello d'origine, una parola di fede, di solidarieta e di ricordi.
            Tutto l'iter operativo ed intenso potrebbe far pensare ad un uomo di alto prestigio e di raffinata personalita.
            Giovanni era invece modesto e cordiale: spesso nascondeva la sua sensibilita con toni rudi per fugare l'umilta e la semplicita di un cuore aperto.
          Ricordo il viaggio fatto con lui, in auto, per partecipare nel seminario di Chieti ad una riunione di una quarantina di sacerdoti, parroci e monsignori. In quell'occasione lessi negli occhi di quei prelati stima ed apprezzamento per l'opera del parroco di Duronia.
            Altra giornata che non potro mai dimenticare fu quella della festa dei cinquant'anni di sacerdozio del mio amico.
            Solenne cerimonia, alla presenza del vescovo, con larga partecipazione non solo di Duroniesi, ma di numerosi prelati accorsi da tutta la diocesi di Trivento, ebbe anche un piacevole seguito sulla montagna di Frosolone.
            Al Colle dell'Orso fu consumato un buon pranzo con numerosi invitati. Per la circostanza dedicai e lessi all'amico Giovanni una mia poesia.
Spigolando, alla buona, nei ricordi della mia vita, spesso torna l'amico Giovanni Russo a sorridermi con la sua bonta e comprensione, cosi come ho provato a tratteggiarlo in queste mie povere parole.
            Ma una cosa e certa: anche le gerarchie ecclesiastiche avevano riconosciuto i meriti di una missione sacerdotale di rilievo. Solo cosi si spiega il titolo di monsignore attribuitogli.
           Non a tutti i parroci, anche di comunita importanti, viene concesso ii titolo di monsignore. Mi sento orgoglioso di averlo avuto per compagno di scuola e amico per tanti anni.
            Sono stato a trovarlo nel cimitero di Frosolone e sulla sua tomba ho rivisto affissa l'immagine del suo viso gioviale, ridente e pulito di quando, ancor giovane, esprimeva forza e cordialita con la vivacita parlante delle sue pupille.
            Grazie, Giovanni, per tutto il bene che hai fatto e per quello che hai saputo realizzare nel mio paese.

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