Lettera aperta di un laico al nuovo
vescovo della diocesi di Trivento


di Umberto Berardo
Il Bene Comune

Eccellenza reverendissima, mons. Domenico Scotti,
da membri del consiglio pastorale diocesano desideriamo porgerle il saluto dei laici per il suo arrivo.

Ci scuserà se, prima di assolvere a questo compito, riserveremo poche righe per testimoniare a nome di tutto il popolo di Dio l’immensa gratitudine al suo predecessore che le ha consegnato il Pastorale e la guida della diocesi e che è stato in vent’anni per tutti noi pastore, padre ed amico.

Grazie, dunque, a mons. Santucci, per la sensibilità e la partecipazione ai problemi della gente e per il grande amore che ha avuto per questa terra. Dio la benedica per quanto ha fatto. Sentimenti profondi ed indelebili di affetto, di amicizia e di gratitudine continueranno a legarci alla sua persona.

Ora ci rivolgiamo a lei, eccellenza reverendissima mons. Scotti, per confessarle, ci auguriamo a nome di tutti i laici, l’immensa gioia di accoglierla quale nostro nuovo pastore.

Ai piedi del Signore esprimiamo la nostra riconoscenza per il suo “sì ” a questa diocesi di Trivento, che in certi momenti abbiamo perfino temuto che potesse essere cancellata.

Molti di noi l’hanno conosciuta per la prima volta proprio quando mons. Santucci, alla notizia della sua nomina, ha manifestato grande gioia personale, affermando di andare via sereno nella certezza che il suo successore sarebbe stato persona buona e capace.

L’immensa partecipazione popolare poi alla sua ordinazione episcopale nella cattedrale di San Giustino ci ha detto a chiare lettere della immensa considerazione che il clero e le popolazioni presso cui ha operato nutrono nei suoi confronti.

Rivolgendoci la parola a Chieti lei ha detto di aver scelto il motto “secundum verbum tuum” per rinnovare al Signore l’offerta di se stesso al suo disegno. Sappiamo che la sua pluriennale esperienza di parroco, di padre spirituale, di rettore del seminario regionale e di vicario diocesano, come la sua grande preparazione teologica la mettono nelle condizioni di affrontare con serenità un compito sicuramente sempre difficile ed impegnativo.

La realtà nella quale è chiamata ad operare è territorialmente vasta, a tratti complessa, con una popolazione che ha formato il proprio carattere attraverso il duro e secolare lavoro dei campi, ma anche in tante altre attività economiche. La nostra è una comunità purtroppo falcidiata da un’emigrazione continua che ha creato sul territorio una vera e propria frana demografica; è una comunità però che, alla luce del Vangelo e sotto la guida di pastori capaci, ha saputo costruire e trasmettere valori riconosciuti, fondamentali, sani, essenziali, saldi.

Purtroppo nel territorio della diocesi l’impegno per salvaguardare i posti di lavoro è stato difficile e faticoso negli ultimi anni ed alla crisi del settore agricolo e dell’allevamento non si è riusciti ad individuare e prospettare alternative concrete e credibili sul piano industriale, turistico, ma sono mancati anche progetti innovativi per un’agricoltura diversa, un artigianato di qualità ed un terziario avanzato.

Se non si programmerà uno sviluppo propulsivo capace di dare una prospettiva alle giovani generazioni, si continuerà purtroppo ad assistere ad un pericoloso fenomeno di disgregazione sociale che potrà portare ad una pesante desertificazione del territorio più volte paventata nella diocesi con diversi studi condotti dalla Caritas.

È per questo che come cristiani dobbiamo costantemente coscientizzarci sulla necessità di riconquistare alla base la voglia di un impegno spirituale, sociale e politico da tenere in modo partecipato e responsabile. In questo modo, con lo studio, la creatività, la rivendicazione dei diritti ed una seria capacità imprenditoriale opportunamente incentivata, dobbiamo riappropriarci della capacità e dell’orgoglio di fondare un modello produttivo nuovo, ma anche un sistema economico e sociale equo che, attraverso la valorizzazione di risorse fresche, ricollochino questo territorio a livelli di piena occupazione e di benessere diffuso che purtroppo oggi mancano anche a causa di omissioni, scelte dissennate e precise responsabilità politiche di chi non è stato capace per anni di far decollare le aree delle regioni su cui gravita il territorio della diocesi.

Sulla scorta dell’insegnamento del maestro Gesù Cristo noi pensiamo che sia nostro dovere di cristiani lavorare con forza e tenacia per costruire un futuro fondato appunto sulla giustizia sociale, bene supremo per qualsiasi comunità. Se posso usare una metafora, la coperta che Dio ci ha dato non è corta, ma volerla utilizzare piegata a doppio per pochi porta altri a rimanere scoperti. Siamo sicuri che con la sua guida continueremo con tenacia ad allargarla bene perché essa possa coprire tutti, ma specialmente chi ha più freddo.

La terra che l’accoglie, Eccellenza, è anche fatta di una popolazione in cui la storia, le tradizioni, il folklore si mescolano ai valori più nobili dell’onestà, della generosità e della solidarietà; è costituita da persone rispettose, attente, con ricche storie personali e collettive, con memorie forti e grandi tensioni ideali.

Testimoniare questa feconda umanità può e deve essere esempio per le giovani generazioni.

Certo anche la diocesi di Trivento conta molti battezzati che cristiani sono unicamente perché iscritti nei registri parrocchiali o altri che vivono la loro fede in maniera puramente formale partecipando a riti che vedono solo come parate; altri poi sono ormai lontani anni luce dai valori evangelici avendo a base della propria esistenza nuovi vitelli d’oro, come la ricchezza, il prestigio, la vanità, idoli che sostituiscono l’amore per Dio e per l’uomo.

Se ne deduce che uno dei compiti più importanti della nostra chiesa locale è quello dell’evangelizzazione e della rievangelizzazione, possibilmente con strumenti adeguati ai tempi, mezzi purtroppo di cui molto spesso siamo carenti.

Un’accurata programmazione di obiettivi, metodologie e strumenti operativi certamente aiuterà la chiesa diocesana in questo compito fondamentale. Lei sa, Eccellenza, che nella Diocesi affidatale trova un clero autoctono, capace, preparato, attento, disponibile, che rappresenta una risorsa umana, spirituale e culturale per tutto il popolo di Dio.

È un clero che lei conosce bene, perché in gran parte si è formato sotto la sua direzione spirituale nel seminario regionale di Chieti.

Dobbiamo a questi sacerdoti, oltre che ad un laicato sensibile e disposto al lavoro concreto di evangelizzazione e promozione umana, se la diocesi nella sua globalità è riuscita a crescere in una fede forte e radicata, mettendosi spesso in evidenza per ricchi esempi di fede, come di testimonianza della carità e di amore al prossimo.

Abbiamo poi una ricchezza incredibile in quei numerosi ed autentici testimoni della fede che sono le suore ed i nostri sacerdoti sparsi nelle missioni in tutto il mondo. Sono una componente importante di questa chiesa e ci auguriamo che la loro esperienza di vita al servizio del prossimo sia un esempio vigoroso per tutti noi della ricerca dell’amore come principio cardine da porre alla base della nostra esistenza.

C’è ancora nella diocesi un laicato desideroso di spendersi nell’affermazione del Regno di Dio e nella promozione dell’uomo.

Questa, Eccellenza reverendissima, è la realtà pronta ad accoglierla e ad aprirle il proprio cuore per legarsi a lei come ad un padre in un profondo ed indelebile sentimento di affetto e di amicizia.

Sappiamo, come dicevo prima, che l’impegno che l’attende non sarà facile, ma abbiamo appreso anche che Lei è uomo giusto ed operoso, aperto e disponibile ad affrontare i tanti problemi di questo nostro tempo e di questa nostra realtà territoriale.

Siamo sicuri perciò che la sua scelta sia espressione della benedizione di Dio sulla nostra diocesi.

Vogliamo dunque lodare insieme il Signore per la grazia che ci ha dato donandoci Lei quale nostro vescovo.

Cercheremo allora anche noi laici di metterci in sinergia con le altre forze della Chiesa locale per lavorare con fede e passione in modo da diventare per Lei una grazia del Signore.

Non so se saremo all’altezza del compito oneroso al quale Dio ci chiama, ma ce la metteremo tutta per non deluderla.

Oltre alla collaborazione nel servizio per la nostra amata chiesa diocesana, vogliamo ringraziarla per essere stata strumento docile della volontà di Dio. Desideriamo offrirle umilmente la nostra costante preghiera affinché il Signore l’assista sempre con la consolazione e i doni dello Spirito Santo e l’affidiamo con fiducia sin d’ora a Maria Santissima.

Noi l’accogliamo con dedizione come un padre, un fratello, un amico e saremo insieme a lei al servizio del cammino di fede di tutto il popolo di Dio, per il quale sapremo mettere insieme tutte le nostre risorse al fine di creare quella comunione che sola fa forte la comunità cristiana.

È questa promessa, segno del nostro affetto, che le diamo come il dono più grande per il suo arrivo in mezzo a noi.



Umberto Berardo
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