Primo Piano Molise - novembre/2007

Riflessioni di un Molisano a cinque anni
dal terremoto di San Giuliano


di Umberto Berardo

Nelle scorse settimane tutte le testate giornalistiche molisane si sono occupate in varia misura e da angolature diverse dell’evento sismico di cinque anni fa a San Giuliano di Puglia e del modo in cui finora si è cercato di far fronte alle difficoltà esistenziali delle popolazioni colpite, che abbiamo sempre apprezzato non solo per la compostezza nell’esprimere il dolore, ma anche per la tenacia dimostrata nel cercare con determinazione la verità sui fatti.

A telecamere di nuovo quasi spente su tale realtà proviamo a fare alcune considerazioni.

L’autorità giudiziaria in prima istanza non avrebbe trovato responsabilità penali di alcuno nella tragedia e questo è un primo dato.

La ricostruzione procede con una lentezza indecente e scandalosa e ciò emerge come secondo fatto inequivocabile.

I soldi finora stanziati, come risulta dall’inchiesta del giornale on line Primonumero, sarebbero stati distribuiti a pioggia anche ai Comuni del Molise non colpiti dal terremoto e tale situazione appare come terzo elemento.

Amministratori e parlamentari molisani con una protesta in piazza Montecitorio a Roma sono riusciti a far aumentare nella finanziaria i fondi per il sisma nel Molise, sembra da sessanta a centocinque milioni di euro.

Molti abitanti dell’area del cratere, dove tra l’altro i fondi pubblici dovevano servire per il rilancio economico del territorio, ancora oggi vivono in condizione abitativa di forte precarietà e non intravedono alcuna prospettiva accettabile delle proprie condizioni di vita.

C’è inoltre il problema della restituzione da parte dei lavoratori dipendenti delle somme del beneficio derivante dalla sospensione contributiva e tributaria, anch’essa prevista irrazionalmente dal governo Berlusconi che, su indicazione di quello regionale, ha esteso quel beneficio a tutti i salariati della provincia di Campobasso.

Di fronte a tale situazione si capisce bene la rabbia di chi vede il governo centrale, ma anche la classe politica regionale e locale incapace di assumersi responsabilità forti e di trovare fondi sufficienti e distribuiti in modo funzionale per risolvere i problemi basilari di popolazioni atrocemente colpite dal sisma negli affetti umani anzitutto e poi nella situazione esistenziale.

Diciamo subito che non condividiamo l’acredine, il livore e addirittura la violenza lessicale di qualche articolo sulla stampa regionale che arriva al limite dell’offesa gratuita ed a generalizzazioni non sempre condivisibili; tuttavia appare chiaro che, rispetto alla vicenda di cui ci stiamo occupando, l’incapacità gestionale e gli errori delle classi dirigenti molisane emergono in tutta la loro gravità.

Se però ci fermassimo a questa prima ed elementare considerazione, finiremmo per ripercorrere pedissequamente l’errore di chi pensa che l’assenza di tensione morale nelle decisioni di carattere pubblico sia solo propria della classe politica.

La mancanza di etica nei comportamenti purtroppo è sempre più presente anche nelle decisioni e nella vita degl’individui e dei gruppi sociali, perché ci sono forme di egoismo che non derivano solo da condotte ed atteggiamenti propri, ma anche dall’incapacità di opporsi agli errori altrui.

Spieghiamo con chiarezza nella fattispecie quello che intendiamo dire. Quando a seguito del sisma il governo Berlusconi ha deciso la sospensione contributiva e tributaria per tutti gli abitanti della provincia di Campobasso non ci risulta che ci sia stato un moto di protesta da parte di quei Molisani che non erano stati per nulla danneggiati dal terremoto; allora anche chi non ne avrebbe avuto alcun diritto ha accettato in silenzio il beneficio avallando una decisione governativa ingiusta ed iniqua che toglieva risorse a quanti in quel momento ne avevano un gran bisogno.

I politici che hanno fatto quella scelta forse pensavano alla solita distribuzione a pioggia dei soldi pubblici ai propri elettori, ma chi l’ha avallata noi pensiamo abbia responsabilità morali simili.

D’altra parte, scusate, ma, a parte gli aiuti iniziali, quale sostegno concreto ha avuto il comitato delle vittime di San Giuliano quando è sceso in piazza per rivendicare propri diritti fondamentali?

Se non genera impegno e solidarietà costante, la commozione serve davvero a poco! Noi confessiamo francamente che l’accusa di sciacallaggio, neppure tanto velata, che a nostro avviso emergeva per la classe politica e per i Molisani in genere nell’inchiesta di Primonumero, cui abbiamo accennato, ci ha fatto molto male e continua ad interrogarci su quali siano le vie percorribili per rimettere comportamenti etici al centro della nostra esistenza, avendo con forza il coraggio di assumere decisioni coerenti con quel valore fondamentale della vita che si chiama onestà e che era proprio della nostra civiltà contadina, mentre oggi sembriamo dimenticarlo ogni giorno.

L’onestà ce la insegnavano i genitori nell’educazione familiare, la scuola attraverso insegnanti dalla forte dirittura morale e la Chiesa, quando cercava di tenere la nostra coscienza lontana dal male facendoci sentire quella che chiamava la condizione del peccato.

Rispetto agli abitanti dell’area del cratere i politici cerchino allora per il futuro di tenere decisioni giuste e non funzionali alla propria autorefenzialità.

I cittadini molisani che non hanno avuto danni reali stiano lontani da chi magari ha potuto suggerire loro di avviare pratiche edilizie per ristrutturare edifici forse lesionati per altri motivi.

Infine la dilazione nella restituzione delle somme per la sospensione contributiva e tributaria con abbattimento parziale del credito ed una differenziazione temporale nella riconsegna sia chiesta solo per i lavoratori dipendenti dell’area del cratere, mentre gli altri restituiscano pure integralmente le somme che secondo noi non dovevano essere loro mai state sospese.

Ci guardiamo bene dall’apparire coscienza morale per gli altri, perché abbiamo bisogno di esserlo anzitutto per noi stessi, ma se gli umili suggerimenti dati dovessero servire alla riflessione comune saremmo felici.



Umberto Berardo
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