MONIMALA: COLLANA DI PERLE

a Chuknogor - Luglio/2007


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Carissimi amici,
il fatto che sto per raccontarvi non si perde nella notte dei tempi, anche
se ha i contorni della favola, ma è accaduto ieri. Non è neppure un caso
isolato, perché si ripete giorno dopo giorno nella mappa dei 66 mila villaggi
che costituiscono la geografia del Bangladesh.

Monimala è il nome della ragazza, protagonista della vicenda e originaria
di Lokkonpur, un villaggio situato a 10 km. ad Ovest della missione di
Chuknagor.

Il nome è bellissimo; significa collana di perle, ma per chi lo porta suona
come ollana di sventure.

Monimala ha solo 12 anni e frequenta la classe VII, che corrisponde alla II
media in Italia, ma i genitori hanno già combinato il matrimonio per lei
secondo una protha, che trafigge la vita di tante altre monimala.

Protha, in lingua bengalese, significa costume, tradizione, cultura. Nella
protha vivono anche tanti altri valori, che nella società dei consumi sono
quasi completamente scomparsi, come, per esempio, quello della ospitalità.
Otithi Narayon, dice un proverbio bengalese e cioè l’ospite è una divinità, è
Narayon (manifestazione di Vishnu) e come tale va rispettato ed onorato.
E’ una tradizione in vigore soprattutto a livello di villaggio e si manifesta nella
particolare attenzione riservata all’ospite, a cui vengono lavati i piedi in segno
di rispetto e venerazione.

Ci sono però altre protha, come la borno-protha (sistema delle caste) o la
ballo-bibaho-protha(child marriage=matrimonio in tenera età), tanto per
citarne alcune, che rappresentano un’autentica piaga in questa società del
sub-continente indiano.
Ma torniamo a Monimala. La ragazza fa parte del Soroshi Program, un
programma inventato dalla Missione di Chuknogor per venire incontro alle
soroshi (è il termine con cui vengono indicate le sedicenni) e cioè alle
adolescenti che frequentano la suola secondaria. Sono tutte Dalit, che è il
nuovo termine con cui vengono indicati i fuori-casta e viene dall’India, dove
i Dalit sono più di 150 milioni ed hanno cominciato ad organizzarsi anche a
livello politico. Ma il termine che viene usato nei loro confronti, soprattutto
quando li si vuole umiliare, è quello di Muci: “Tu sei un Muci e Muci devi
rimanere; non hai nessun diritto di parlare!”

Il Soroshi Program è affidato alla responsabilità di due nostre maestrine
della Missione di Chuknogor, Dipali e Golapi, e comprende 100 ragazze, che
vanno dalla classe VI fino all’SSC(Secondary School Certificate: è il primo
certificato governativo, rilasciato al termine delle scuole secondarie). E’ un
programma aggiunto a quello già in atto in altri villaggi di Dalit ed è stato
voluto specificamente per quelle ragazze, che non sono raggiunte da alcun
altro programma e che, non avendo perciò la possibilità di andare a scuola,
si troverebbero subito aperta la porta alla calamità del matrimonio. Per loro,
quindi, si pagano le tasse governative, si comprano libri, quaderni e penne e
viene anche data la divisa richiesta per poter attendere alla scuola.

Ieri, quando ci è giunta la notizia che si stavano preparando le nozze per
Monimala, ci siamo subito mobilitati per scongiurare il pericolo. Tutte le
ragazze soroshi sono convenute a Lokkonpur, villaggio natale di Monimala.
Ovviamente anch’io ero presente. Milon Dash, direttore di Poritran(=salvezza),
una organizzazione non governativa sorta per i Dalit e con i Dalit, ci ha dato una
mano. Ci siamo ritrovati nell’aula consiliare del comune per concordare il piano
volto a bloccare il matrimonio. Si andrà tutti insieme dai genitori di Monimala e,
se questi non ascoltano, si andrà al più vicino posto di polizia per denunciare il
fatto. Ci si muove poi secondo quello che è stato concordato. Il villaggio di
Lokkonpur si trova improvvisamente al centro di una scena che nessuno mai
avrebbe potuto immaginare: un afflusso di cento ragazze con dentro una forza
nuova, quella di resistere ad destino fissato da altri per loro!

I genitori, alla fine, accolgono la richiesta: il matrimonio è scongiurato e così
Monimala potrà continuare a sperare in un futuro diverso, costellato di perle,
come vuole il suo nome. Una conclusione felice, soprattutto perché la
manifestazione è stato un momento di coscientizzazione collettiva: tutti hanno
visto, musulmani e hindu, ed hanno così ricevuto una lezione di vita proprio dai
Muci, da loro sempre disprezzati.

Il racconto è finito, ma la storia continua ed è aperta alla speranza, perché chi
la vive e la suscita si porta dentro la gioia di Cristo Risorto.
Chuknogor, 18. 7. 2007-07
P. Antonio Germano Dash, S. X


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