PARROCCHIA " SAN NICOLA DI BARI "
DURONIA (CB), 14/12/2007         

Buon Natale e felice Anno 2008

Carissimi,
ringraziando ancora per la generosità del vostro contributo per la commemorazione di Monongah tenuta nella parrocchia a Duronia, auguro di cuore che le festività natalizie possano avere la gioia della relazione d'amore con l'altro, una serena felicità esistenziale ed il senso profondo della capacità di condivisione di tutto quanto il Signore ci dà in dono nella vita.
Aggiungo la mia benedizione ed una riflessione sul Natale del compaesano Umberto Berardo.
don Gino D'Ovidio

L’annuncio del Natale
di Umberto Berardo

        Sappiamo che storicamente la festività del Natale ha assunto significati molteplici, dalla celebrazione del “Sol invictus”, nella cultura classica, al ricordo della nascita di Gesù per la religione cristiana.
        Di fatto in tutto il mondo, ma soprattutto nella tradizione contadina, l’avvicinarsi di tale giorno corrispondeva ad un momento intenso di riflessione sulla propria esistenza per orientarla verso gli affetti domestici e l’intimità familiare.
        C’era ancora in modo particolare la ricerca di un tempo più intenso di solidarietà verso gli altri.
        Non dimenticheremo certo l’educazione alla generosità. Erano soprattutto i docenti delle scuole primarie a suscitarla anche con le letterine che i bambini leggevano appunto in famiglia per il pranzo di Natale.
        Altro valore associato a questa festività è stato sempre quello della pace, oggi ancora negata nelle relazioni interpersonali come in quelle sociali o internazionali.
        L’augurio che ci facciamo e che estendiamo a tutti è che gli uomini possano davvero lavorare per costruire una società dove il rispetto per i diritti dell’altro, la giustizia e la capacità di condivisione attraversino finalmente la Terra.
        Quella che sogniamo non è la pace nel senso di assenza di violenza tra le persone, come con un’interpretazione errata del nostro modo di pensare ha letto erroneamente nei nostri scritti Alessia Acquistapace; la mitezza infatti non ha per noi la valenza moderata o negativa che la giovane studentessa dà al termine. Noi piuttosto ci vediamo la prospettiva di vita che la parola assume nei Vangeli e nella stessa vita di Gesù Cristo, che non è certo acquiescente di fronte ai tanti aspetti violenti ed ingiusti della società del suo tempo, ma opera fino alla croce per portare gli uomini verso l’amore, il solo grande valore capace di farci superare ogni istinto di egoismo, di sopraffazione e di mancanza di rispetto per la vita dell’altro, indirizzando l’impegno all’affermazione della piena dignità di ognuno e di tutti.
        Questo atteggiamento esistenziale attivo e dinamico sogniamo di realizzare in noi e negli altri, ma siamo anche consapevoli che, proprio perché la non violenza e la pace sono uno stile di vita da costruire in ogni essere umano, c’è la necessità intorno a noi di educare gli uomini e le donne nel senso appena precisato, di opporsi a leggi discriminatorie e spesso violente, ma anche di dotarsi di norme, strutture e regole capaci di garantire la nascita e la permanenza della pace stessa nella società e tra i singoli soggetti. La legalità, allora, come rispetto di tali principi e di leggi costruite democraticamente, diventa il fondamento etico della società secondo la norma Kantiana dell’uomo misura di tutte le cose, anche se è chiaro che deve servire a fondare collettività giuste e democratiche in cui i diritti fondamentali della persona, codificati dall’ONU sessant’anni fa, possano essere garantiti a tutti.
        Non possiamo pertanto pensare che la pace e la non violenza siano in grado di realizzarsi solo con i buoni propositi senza difenderci, anche con la dissuasione non violenta e la rieducazione, da chi non è disponibile a rinunciare alla violazione dei diritti personali e sociali degli altri. Per questi ultimi poi davvero ci rifiutiamo d’immaginare qualsiasi forma di priorità, perché il rispetto per la persona in generale, come quelli specifici per la vita, per la salute, per l’istruzione, per i beni essenziali alla sussistenza o per altre necessità sono per noi egualmente da difendere, rispettare e promuovere. Per tale ragione non riusciamo a fare distinzioni ad esempio tra la violenza sulla persona, sulla natura o nelle relazioni sociali; la non violenza infatti è, come dicevamo, uno stile di vita: o lo possediamo come comportamento generale oppure non esiste affatto. In sintesi, per essere chiari, l’insicurezza personale e sociale per chi subisce violenza sessuale non è meno grave per chi muore sul lavoro o nell’aggressione in una rapina e noi abbiamo il dovere di tutelare tutti con le leggi.
        Certo le articolazioni analitiche di realizzazione della pace vanno continuamente studiate in relazione alla società ed ai suoi problemi, cercando le strategie di azione migliori in relazione al momento storico in cui si vive. Pensare che le teorie sulla non violenza siano dogmi sarebbe l’errore più grave per chi deve sempre sforzarsi di vagliarle criticamente e di renderle continuamente attuali.
        Oggi sembrano davvero lontani tali valori e tradizioni che il Natale per secoli ha evocato!
        Perfino nella simbologia il presepe e l’albero sono stati sostituiti dalla figura di un Babbo Natale posto sui balconi nell’atteggiamento di arrampicarsi per entrare nelle case.
        Il ricordo della nascita di Gesù ci fa pensare piuttosto nel presente al rifiuto che i pellegrini Maria e Giuseppe incontrarono bussando invano alle porte e trovando rifugio soltanto in una grotta.
        “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” recitava un proverbio.
        Niente di tutto questo in una società in cui sempre più spesso cerchiamo viaggi esotici e comunicazioni a distanza piuttosto che il calore della famiglia o il dialogo profondamente umano negl’incontri di amicizia.
        Dunque anche nel rivivere le festività del Natale dobbiamo rassegnarci ad un calo profondo di umanità, se è vero che sembriamo incapaci di vivere autenticamente gli affetti familiari e di praticare l’accoglienza per i poveri, i sofferenti e gli stranieri che invece tendiamo sempre più ad emarginare e addirittura ad escludere.
        Non abbiamo imparato molto dal messaggio di Gesù Cristo se nella nostra esistenza non c’è alcun posto per la solidarietà e l’unico nostro obiettivo sembra diventato l’accumulo smisurato di ricchezza e denaro.
        Ecco allora il nostro Natale all’insegna di un consumismo acritico e di regali spesso superflui e banali!
        Come possiamo poi lamentarci che i giovani non abbiano più valori che orientino alla condivisione e siano piuttosto indirizzati alla ricerca del consumo inutile, indotto tra l’altro da un’economia profondamente ingiusta ed immorale?
        Ci rendiamo perfettamente conto che tali riflessioni alla vigilia di Natale rischiano di rappresentare un terribile pugno nello stomaco per le nostre coscienze stordite dall’abbondanza egoistica di prodotti non necessari e da luci accecanti senza più il calore della festa.
Non sarà così se saremo capaci di trovare intorno a noi qualche buona notizia o un’ispirazione che ci guidi a rompere il buio che spesso circonda il periodo storico che stiamo attraversando.
        Un industriale italiano della pasta che in autunno spontaneamente aumenta il salario ai propri operai o lo Stato del New Jersey che finalmente decide di cancellare la pena di morte sono due novità positive che, come una cometa, riescono ad illuminare la strada da percorrere.
        Intanto in tutta una serie di volumi pubblicati di recente si avverte questa necessità di ridare valore alle dimensioni spirituali, etiche o umane, che dir si voglia, relative all’esistenza.
        Pensiamo poi ai tanti soggetti che, rinunciando a tutto, hanno scelto non di condividere con il prossimo solo i propri averi, ma la stessa loro esistenza. Abbiamo in mente i missionari, ma anche i tanti laici che sono nel mondo non a testimoniare la giustizia, ma a costruirla con il lavoro a sostegno di chi soffre o è povero. È gente con capacità ed intelligenza che non utilizza certo le abilità personali per l’arricchimento, ma per costruire strade di uguaglianza e di condivisione.
        Sarà finalmente il prevalere dell’essere sull’avere per parafrasare una celebre espressione di Erich Fromm?
        Ci auguriamo francamente che possa essere così, perché ci appare sul serio l’unico sistema di vita comprensibile.
        Se questa è davvero la sola scelta autenticamente umana, al di là di proprie ispirazioni religiose o laiche, lo stile da assumere è quello dell’accoglienza ed insieme dell’offerta.
        Sono dimensioni interiori che possono spingerci ad amare l’uomo come persona ed a spenderci perché la vita possa avere un livello di dignità accettabile per tutti.
        Allora il principio dei doni che offriamo dev’essere quello della gratuità e dell’essenzialità senza l’attesa dei riconoscimenti, perché diversamente il nostro messaggio d’amore sarebbe inquinato dall’egoismo.
        Questo è l’atteggiamento che i cristiani chiamano carità o agàpe ed è il principio ispiratore fondamentale dell’esistenza che il Dio di Gesù Cristo ci ha insegnato.
        È il comportamento che tanti personaggi hanno cercato di tenere nel corso della civiltà umana per seminare pace ed amore e che noi storicamente non abbiamo saputo valorizzare, preferendo mettere in primo piano spesso i seminatori di egoismo, di odio e di violenza.
        Quante pagine dei testi scolastici di storia abbiamo dedicato ai primi e quante ai secondi?
        Pensiamo sia immaginabile che da subito noi riusciamo a dare ai giovani il gusto di rivivere le festività natalizie a partire da questa prospettiva che, ripetiamo, non è solo cristiana, ma semplicemente umana. Quel Gesù, di cui in questi giorni riviviamo la venuta sulla Terra, ci ricorda nel Vangelo di Matteo qual è il valore di un gesto di amore “ Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno, … perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi albergaste; ero nudo e mi rivestiste; infermo e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi. … In verità vi dico: ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatta a me.”
        Se non vogliamo essere modelli bigotti di un materialismo dilagante, ma testimoni credibili di un rapporto di amore per gli altri, certo questo è l’unico annuncio attraente di un Natale autentico.
        Le strade per viverlo in tale maniera sono tante.
        Basta avere la voglia di cercarne la bellezza e la luce per non rimanere al buio.



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