Khulna,29 maggio 1977.

Carissimi parenti ed amici,

Spero vi siano arrivate le due cartoline spedite una da Mosca e l�altra dal Bangladesh. E� gi� passato pi� di un mese da che mi trovo immerso in questa nuova realt� e non ancora mi rendo perfettamente conto se � un sogno quello che sto vivendo. Prima di prendere in mano la penna ho voluto lasciare passare un po� di tempo, perch� non si sa esattamente da dove incominciare. Vi scrivo alla vigilia della mia partenza per Borisal, dove mi fermer� per circa un anno per imparare la lingua.

Durante questo periodo ho approfittato per fare una visita a tutte le nostre missioni ed avere una prima visione della situazione, in cui poi dovr� lavorare. Sono perci� passato anche in mezzo alle peripezie che fanno parte della nostra vita quaggiu� e sono come il pane quotidiano dei missionari. Come sapete, le strade qui mancano quasi del tutto e ci si muove quasi esclusivamente attraverso le vie fluviali con barche e battelli, quasi sempre carichi all�inverosimile.

Sarebbe troppo lungo narrarvi tutte le piccole avventure e quasi impossibile riferirvi l�enormit� dei problemi di questo popolo. Vi basti pensare che per raggiungere un villaggio che si trova a circa 50 km. da Khulna ho impiegato circa 6 ore di battello, che andava zigzagando nel fiume per raggiungere i villaggi, posti lungo le due sponde. Qui, data la vicinanza dell�oceano, l�alta marea risale fino a 200 km. all�interno lungo il corso dei fiumi perch� il suolo � tutto piatto. E il fenomeno dell�alta e bassa marea si ripete ogni 6 ore. Pu� accadere perci� che ci si mette in barca con l�alta marea e si arriva a destinaione con la bassa marea; poi per raggiungere la sponda del fiume bisogna affondare i piedi nella melma, perch� l�acqua si � ritirata e non consente alla barca di accostarsi alla riva. Alle volte ci si mette in macchina o in moto e improvvisamente ci si trova sbarrata la strada da un fiume, naturalmente, senza ponti. Allora, se si � in moto, la si carica sulla piccola barca-traghetto e si passa all�altra sponda; se invece si � in macchina  e non cՏ il ferry-boat (nave-traghetto), si lascia la macchina in qualche posto e si continua con altri mezzi di fortuna. Capita anche che non si trova neppure una barca e allora si passa il fiume a guado come gi� mi � capitato.

In tale situazione voi capite bene che scarpe e calze non servono a nulla. Si va sempre con i sandali ai piedi che sono pi� pratici. Naturalmente qui la quasi totalit� della gente va scalza. Mi � gi� capitato di farmi rimorchiare in moto. Guidava comunque un altro padre, perch� io non mi azzardo ancora. Qui le strade sono sempre una marea di gente, che spunta fuori da tutti i buchi e bisogna avere molto pi� accortezza che in Italia nel guidare. A quasi 15 km. da Jessore abbiamo bucato e non avevamo con noi gli attrezzi per riparare la ruota. Eravamo nel pieno mezzogiorno con un sole che spaccava il cervello. Finalmente passa un camion e ci lasciamo caricare con la moto per raggiungere Jessore. La visita ai villaggi poi � stata una cosa estremamente interessante e come il primo assaggio di quella che sar� poi la mia vita normale. Ho provato un po� di utto: a mangiare con le mani senza posate, a bere un po� tutti i loro intrugli e a dormire sulle stuoie. Mi diceva il padre che mi accompagnava in questo viaggio: �Se non prendi il colera in questi giorni, non lo prenderai pi��! E� stata come la prova di fuoco ed il mio fisico ha reagito meravigliosamente.

In ogni stazione missionaria ci sono in media tre padri e vi si svolge un�attivit� che lascia veramente sorpresi. La missione � un centro di studi, � un laboratorio, dispensario, scuola tecnica, azienda agricola, banca di deposito. Ma adesso dovr� partire e restare ancora un po� lontano da questa realt�, perch� lo studio della lingua mi assorbir� per circa un anno. Se non si conosce la lingua, si fa un buco nell�acqua. Soltanto negli uffici governativi s�incontra gente che conosce l�inglese, la gente comune parla solo bengalese. Ancora dunque un periodo di attesa, che certamente non mi peser�, perch� questa realt� non potr� pi� sfuggirmi. Anche al clima mi sto adattando senza difficolt�, anche se sono capitato proprio nel periodo p� caldo: si gronda sempre di sudore e si � sempre bagnati.

Penso che per questa prima volta vi avr� annoiato abbastanza e perci� mi fermo, anche se tante sono le cose che premono sulla penna, in maniera particolare la condizione di assurda miseria che grava sulla quasi totalit� di questo popolo. Spero che stiate tutti bene cos� come vi ho lasciati. Vi ricordo sempre e tutti e per ciascuno in particolare ho la mia preghiera. Vi abbraccio tutti caramente. Vostro Antonio.